top of page

Noi e la febbre:

a 37° un essere umano svolge normalmente le sue faccende, nonostante qualche lieve affaticamento;

a 38° un essere umano con qualche difficoltà riesce a svolgere ancora le mansioni più importanti, ma si affatica facilmente;

a 39° un essere umano avverte fatica e stordimento nel suo corpo e ha grandi difficoltà a svolgere molte attività;

a 40° un essere umano avverte la sensazione di spossatezza forte, dolori muscolari e desidera restare a letto;

a 41° un essere umano perde lucidità, concentrazione, si muove con molta fatica e difficoltà;

a 42° un essere umano è in pericolo di vita.

 

Tutto in soli 5°, esattamente quelli previsti nel più temibile scenario sul global warning.

Clima e cambiamento climatico  -  4° passo

                                                                                                                                                                                                                                  

    download

 

“Torniamo tra i banchi...”

 

            In principio c’è la nostra atmosfera, un sottile strato gassoso che avvolge il nostro pianeta (uno spessore paragonabile a quello di una buccia d’arancia rispetto all’arancia stessa) composta da gas come l’azoto per il 78-79%, l’ossigeno per il 20-21% e altri gas come l’argon, ma presenti solo in pochissima quantità. E l’anidride carbonica? C’è anche quella ovviamente, ma con una quantità che sfiora lo 0,04%: sembra poca, ma fa tanto.

            E poi c’è la luce del Sole che dopo un viaggio di circa 149 milioni di chilometri percorsi in soli 8 minuti (è la velocità della luce bellezza: 300.000 km/s!!!) arriva sul nostro pianeta illuminandolo e riscaldandolo.

 

            Presi questi due ingredienti di base, atmosfera e luce, vediamo cosa succede se li mettiamo insieme: la luce penetra nella nostra atmosfera, anche se una minima parte viene subito riflessa di nuovo nello spazio. Mentre la attraversa, la riscalda, incontra lo strato di ozono che provvede ad eliminare le radiazioni ultraviolette più pericolose per gli esseri viventi (gli UV-C in particolare), e infine arriva sulla superficie terrestre con la parte “buona”. La superficie della Terra riceve questa energia e si riscalda, riemettendo calore. Ora, per capire bene cosa accadrà nei passaggi successivi, occorre partire da una esperienza a noi molto familiare: quella dell’auto lasciata parecchie ore sotto al Sole e magari in piena estate. Risultato? Una fornace da fonderia! È un fenomeno che si chiama “effetto serra”.

Perché si crea?

Come nelle serre, la luce solare attraversa i vetri dell’auto e penetra all’interno dell’abitacolo della macchina: il vetro è trasparente alla luce solare. Questa colpisce tutti gli oggetti al suo interno, cioè li illumina e li riscalda; gli oggetti a loro volta riemettono energia sotto forma di calore che comincia a propagarsi nella macchina e a riscaldare l’aria interna. I vetri sono però isolanti rispetto al calore, ovvero lo riflettono verso l’interno dell’auto stessa e quindi restando intrappolato nel veicolo, lo riscalda ulteriormente. Altra luce entra, altro calore resta intrappolato ed ecco che dentro l’auto si raggiungono facilmente temperature anche di 60-70 gradi e ti scotti anche le mani se provi a toccare il volante!

            Questa cosa si ripete con la nostra atmosfera, anche se, a differenza dei vetri delle auto, è solo parzialmente isolante rispetto al calore. Perché “parzialmente”? Significa che non tutto il calore resta intrappolato nella nostra atmosfera (e per fortuna!), ma una parte di questo si disperde comunque nel freddo spazio cosmico esterno al nostro pianeta.  Il calore che resta normalmente intrappolato nell’atmosfera riscalda l’aria e ci permette di vivere sia di giorno che di notte a temperature confortevoli. Questo fenomeno, già noto come “effetto serra naturale” è sempre esistito sul nostro pianeta e ha consentito lo sviluppo della vita stessa in condizioni più che ottimali (salvo qualche eccezione).

 

            Il problema che oggi abbiamo è legato ad un aumento dell’effetto serra naturale. In pratica la nostra atmosfera sta accumulando più calore di quanto non facesse prima e ne rilascia nello spazio una quantità minore. Come quando andiamo a letto in una fredda serata d’inverno e per avere un po’ di calore ci mettiamo una coperta in più.

Ma se uno “spiritello dispettoso” comincia a mettercene due, tre o di più, il calore trattenuto diventa eccessivo e a un certo punto ci svegliamo grondanti di sudore!

 

Questo sta accadendo alla nostra atmosfera: ci stiamo mettendo troppe “coperte” e quindi comincia a fare più caldo, un fenomeno che viene chiamato “riscaldamento globale” (in inglese: global warming) perché sta avvenendo su tutto il pianeta, anche se con effetti diversi.

E che “coperte” sono queste che stanno innalzando la temperatura dell’atmosfera?

Sono gas particolari, detti gas-serra, in grado di assorbire e trattenere il calore emesso dal pianeta, di fatto respingendolo indietro sulla superficie terrestre, proprio come i vetri della nostra auto. Tra questi gas-serra troviamo l’ormai più che famosa anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), proprio quello che una volta si diceva che “ci dà una mano…!”, il protossido di azoto (N2O), i CFC/HFC ovvero i cloro-idro-fluorocarburi, vecchi gas usati per le bombolette spray e i frigoriferi, oggi banditi perché hanno creato anche il buco dell’ozono, e infine il vapore acqueo che in realtà non rappresenta un problema essendo legato al ciclo dell’acqua.

 

            Ma perché c’è tanta anidride carbonica, metano e altri gas che accentuano l’effetto serra naturale della nostra atmosfera? In realtà l’anidride carbonica presente nell’aria rientra in quello che gli scienziati chiamano “ciclo del carbonio”, che si può facilmente trovare anche in un libro di scuola a partire già dalle medie e in modo più approfondito nelle superiori. Questo ciclo ci fa vedere in sintesi che teoricamente l’anidride carbonica in atmosfera viene fissata dalla fotosintesi sotto forma di carboidrati (glucosio), che vengono accumulati nei tessuti vegetali o mangiati dagli erbivori come fonte di energia o utilizzati per costruire strutture di sostegno (come ad esempio il legno degli alberi o l’esoscheletro di insetti e crostacei). Dopo un po’ di giri all’interno degli organismi viventi, ma in particolare successivamente alla loro morte, il carbonio organico viene riconvertito ad opera di altri organismi detti decompositori, in parte in forma minerale ed in parte torna in atmosfera come anidride carbonica.

 

            Fin qui tutto normale: se si facesse un bilancio tra entrate e uscite, questo risulterebbe praticamente pari a 0 o quasi, se si considera una piccolissima frazione prodotta dai vulcani del tutto ininfluente però. Ma la natura non ha fatto i conti con noi. E infatti sarebbe sufficiente guardarci un po’ intorno perché è facile capire che il surplus di CO2 deriva tutto dalle nostre attività quotidiane, di ogni singola persona, di ogni singola automobile, aereo, nave, industria, accomunati dall’uso smodato di combustibili fossili (petrolio, carbone, gas naturale). I combustibili fossili sono formati da idrocarburi, molecole che derivano da quella frazione di carbonio che si era mineralizzata e che nel corso dei milioni di anni è andata sprofondando nelle viscere della Terra. L’attività estrattiva di questi combustibili, l’ha strappata da quelle profondità e reimmessa in atmosfera, tramite la combustione, aggiungendosi a quella già presente ed aumentandone così progressivamente la concentrazione. È questo lo spiritello dispettoso, di cui si faceva riferimento prima, che ci sta mettendo altre coperte sul nostro letto.

            Ma l’attività umana non si limita solo a bruciare combustibili fossili: dall’abuso dei derivati del petrolio (come le plastiche, che peraltro generano un inquinamento tutto loro nei mari, nell’aria e nel cibo, sotto forma di microplastiche), alle innumerevoli industrie di trasformazione poco attente alle emissioni, alla agricoltura intensiva (agroindustria), agli allevamenti intensivi, fino ad arrivare all’abbattimento di grandi foreste per dare spazio ad immense aree agroindustriali.

            E sull’abbattimento di boschi e foreste ci sarebbe da dire molto, moltissimo! Per non parlare dei loro incendi! Mentre si dovrebbe ritenere un vero e proprio criminale chi si rende responsabile dell’incendio di un bosco, altrettanto criminoso dovrebbe essere considerato il gesto di tagliare decine di migliaia di alberi in un solo giorno per motivi esclusivamente di profitto! Quanto avevano ragione i nostri antenati che consideravano i boschi “sacri”! Sapevano perfettamente che da loro dipendeva tutto il fabbisogno alimentare e il sostegno energetico per poter vivere! E in effetti, tornando alla questione del riscaldamento globale e all’accumulo eccessivo di anidride carbonica in atmosfera, sarebbe opportuno sottolineare che abbattere un solo albero vuol dire impedire l’assorbimento di almeno 12,5 tonnellate di questo gas, che sono mediamente quelle che assorbe e fissa nei suoi tessuti nel corso della sua intera vita! (in realtà è una stima molto approssimativa, ma in difetto!)

            «Si vabbè, ma uso solo la macchina una volta al giorno, che danno posso fare?». In effetti se sul pianeta Terra vivesse solo una persona non ci sarebbe nessun danno. Va però doverosamente ricordato che noi esseri umani ad oggi siamo poco più di 8 miliardi ed ognuno di noi nel suo piccolo, con le sue routine, dovrebbe pensare almeno un momento a quanti miliardi di volte quel suo piccolo gesto possa essere ripetuto. Si è vero, non tutti viviamo allo stesso livello e con le stesse condizioni economiche. I soli paesi cosiddetti “occidentali” (tra cui anche il blocco asiatico della Russia, Cina e Giappone), quelli cioè che oggi si vantano di essere i più ricchi e tecnologicamente avanzati, sono proprio quelli che contribuiscono quasi per il 70% alle immissioni di gas-serra pur rappresentando poco più del 49,2% della popolazione umana con ritmi di consumo dei combustibili fossili di ben oltre il 66% (dati Sole 24 Ore). Il resto dell’umanità vive invece in condizioni di semi-povertà fino a povertà estrema e quindi contribuisce poco o pochissimo alle emissioni inquinanti.

 

            Per amara ironia della sorte però, questa larga fascia di popolazione povera è anche quella che subisce in modo maggiore le conseguenze del cambiamento climatico, talvolta – per effetti diretti e indiretti – con decine (se non centinaia) di migliaia di vittime, impoverendosi ulteriormente tanto che alla fine è costretta (ripeto: costretta) ad abbandonare la propria terra nativa perché ormai è divenuta inospitale e inabitabile. Anche se descritto in poche righe e in modo grossolano, qui però si apre un altro grande tema relativo ai cambiamenti climatici, ai loro effetti sulla povera gente e sulle guerre inevitabili annesse e connesse presenti e future. Un filone di pensiero che andrebbe sicuramente ampliato e approfondito rientrando in quel fenomeno che oggi chiamiamo “migrazione di massa”, ma ben presto si chiamerà “esodo epocale di massa”.

 

            Quindi riassumendo abbiamo un problema, ovvero il cambiamento climatico o meglio la crisi climatica di cui ne è responsabile l’essere umano, dovuto al fatto che bruciando a più non posso combustibili fossili ha immesso e sta immettendo in atmosfera gigantesche quantità di gas-serra, provocando un riscaldamento globale dell’aria che a sua volta provoca modificazioni sui climi della Terra e innesca, tra i tanti effetti collaterali, anche il fenomeno delle migrazioni di intere popolazioni povere che nel prossimo futuro si ingigantirà sempre di più.

 

            E quindi, in conclusione: «che facciamo?».

<<< 3° Passo

bottom of page