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“La negazione è un processo individuale che rimanda al rifiuto psicologico di accettare come vero un fatto assodato. È una specie di processo di rimozione che ricorda il tentativo di ignorare una verità scomoda il più a lungo possibile.

 

Il negazionismo, invece, non si limita a rimuovere la realtà ma ne costruisce una alternativa. In questo senso è un processo più complicato, che chiama in causa le diseguaglianze e le strutture di potere della nostra società.”

(Keith Kahn-Harris)

Clima e cambiamento climatico  -  3° passo

                                                                                                                                                                                                                                  

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                                                                      “Quei gretini in piazza senza sapere perché…” (cit. Il Giornale)

 

            Greta Thunberg è innanzi tutto una ragazza sensibile, attenta e che si informa.

Non è una scienziata (ancora troppo giovane), ma non è detto che non lo diventerà.

Non è ricca, è sicuramente famosa grazie al suo coraggio e ad un pizzico di ingenuità (di quella buona, che servirebbe a tutti noi) che le ha permesso di trovarsi faccia a faccia con le persone più potenti del pianeta.

Ha avuto ed ha ancora il coraggio di manifestare “in direzione ostinata e contraria” (cit.) il suo dissenso contro le politiche energetiche delle potenze occidentali, che come un treno impazzito non riescono più a fermarsi nonostante il baratro sia ormai molto vicino.

           

Greta Thunberg è una ragazza che insieme a milioni di ragazzi in tutto il mondo e di tutte le età, hanno fondato un movimento (“Fridays for future”, i “Venerdì per il futuro”) perché stanno cercando di metterci in guardia su una catastrofe pericolosa mossi da un interesse più che legittimo, ovvero il loro futuro.

 

Ma molti benpensanti appellandosi al fatto che Greta è

1) femmina 2) autistica 3) ‘na ragazzina 4) gretina 5) isterica,

gli ridono in faccia e gli gridano contro «studiaaaaa!», anche se spesso chi lo dice ha come unico titolo di studio la 5a elementare.

            Greta Thunberg è nel mirino dei negazionisti del climate change (cambiamento climatico), un fenomeno diffuso che gode di un certo seguito sulle piattaforme social.

Di questi, alcuni seguono l’idea che «non sta succedendo niente, andiamo avanti così!», rifiutando l’esistenza stessa di un problema che abbiamo con i climi della Terra, ma in questa categoria troviamo solo poche patetiche cariatidi dal pensiero fulminato.

 

            Ma il vero “successo del momento”, che in realtà serpeggia con una certa enfasi tra questi geni della negazione, è il pensiero che siccome «è il Sole, anzi i vulcani! Anzi no, è il clima sulla Terra che è sempre cambiato!», giungono alla felice conclusione che «...non possiamo farci niente!». Cioè pur riconoscendo che in effetti un problemino col clima lo abbiamo, tuttavia non è certo per colpa nostra (che diamine!), ma è del Sole cattivone che aumenta la sua attività o dei vulcani che ci sono ostili e vogliono la nostra estinzione sputando nell’atmosfera tonnellate di gas-serra.

            Belle scuse, se fossero vere, ma inutile dire che queste affermazioni sono il frutto di abili manipolatori della disinformazione che amplificano in modo sproporzionato un fenomeno che, invece, è praticamente irrilevante come contributo al cambiamento del clima. Mi ricorda molto quelli che osservando dalla spiaggia l’orizzonte del mare perfettamente dritto, traggono le loro conclusioni sostenendo che la Terra sia piatta. Stiamo lì insomma.

            Questo 3° passo che stiamo affrontando, avrete capito, che è dedicato quasi tutto al negazionismo climatico, un aspetto importante in cui era necessario fermarsi un momento a riflettere. Questo fenomeno (purtroppo) di massa è come un tarlo che erode la mente delle persone, divora le connessioni neuronali e paralizza la facoltà di pensiero che dovrebbe essere tipica della nostra specie; infatti non è poi così difficile immaginare che dietro tutta questa macchinazione ci siano personaggi (petrolieri, boss di aziende energetiche, uomini d’affari e politicanti prezzolati) che hanno tutto l’interesse ad alimentare questa propaganda per difendere (almeno fin che saranno in vita loro) i propri privilegi. E pazienza se poi i loro stessi figli o nipoti non se la passeranno tanto bene.

            Il negazionismo sui cambiamenti climatici, soprattutto a livello politico, è un vero problema perché può ostacolare gli sforzi che tutti dovremmo mettere in campo per affrontare questo grande problema, con il rischio di ritardare azioni cruciali volte a mitigare gli impatti e adattarsi alle nuove condizioni climatiche future.

            La maggior parte delle classi dirigenti mondiali hanno ancora un approccio troppo “cauto” perché come già detto, sono troppo assoggettate agli interessi delle varie multinazionali. Ne è chiara testimonianza l’ennesimo fallimento della CoP 28, la riunione che si è tenuta a dicembre del 2023 a Dubai (!), negli Emirati Arabi (già, avete letto bene: proprio là dove si estrae il petrolio che rifornisce quasi tutto il mondo…), con un Presidente di turno, tale Sultan al-Jaber, direttore generale dell'Adnoc, l'agenzia petrolifera degli Emirati Arabi Uniti. Giuro che quando ho saputo di questa notizia non sapevo se ridere come un pazzo o piangere come un pazzo...

            CoP è l'acronimo di Conference of Parties (Conferenza delle Parti), la riunione annuale dei Paesi – tra cui l’Italia – che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC), luogo in cui si dovrebbero decidere le linee di indirizzo politico per applicare le migliori strategie di uscita dalla crisi, o quantomeno nel doverla affrontare col minimo impatto possibile (in effetti ormai si parla solo di “mitigazione”, non essendo più possibile “evitare” il riscaldamento globale). Siamo arrivati alla 28ma edizione, ma continuiamo ad uscirne solo con tante promesse e zero virgola zero fatti.

            Questa inerzia decisionale ha ovviamente delle conseguenze (ma non è un caso!): gli investimenti economici destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili oppure quelli destinati ai motori ecologici per le automobili o alla conversione dell’agroindustria e della zootecnia verso forme più sostenibili per il pianeta, rimangono sempre troppo esigui. Di contro, invece, le spese per l’estrazione delle fonti fossili e non rinnovabili (come il nucleare) inclusi i fondi destinati a regolamentarne i prezzi al consumo, ma anche le spese militari, il disboscamento per l’ampliamento delle superfici agroindustriali, pare che non conoscano particolari limitazioni.

            È quindi evidente che propagandare l’idea che un cambiamento climatico non esista, o peggio che non ci sia nulla da fare per porvi rimedio, offra tutto il vantaggio di mantenere inalterati (o almeno per il tempo più lungo possibile) i profitti e i privilegi di poche grandi multinazionali predatrici di futuro che come grossi pachidermi totalmente asfittici e incapaci di rilanciare/rinnovare sé stessi, continuano ad agitarsi in questa grande cristalleria qual è diventato il nostro pianeta. Queste gigantesche compagnie d’affari con la loro potente ingerenza economico-politica, bloccano e deviano verso sé stesse quei fondi economici che dovrebbero essere invece destinati verso nuove forme di sviluppo equo, solidale e sostenibile per il pianeta e per i popoli, e questo non accade perché altrimenti il loro destino sarebbe inesorabilmente segnato: il fallimento.

            Ma uscendo un attimo dai labirinti ideologici dei negazionisti, cerchiamo di capire perché la tesi che il riscaldamento globale sia effettivamente opera (in massima parte) della nostra specie si possa considerare valida:

            1) consensi scientifici: tutti gli scienziati climatologi (oltre il 99%), ovvero i capoccioni che studiano il clima come lavoro principale, concordano sul fatto che il pianeta si stia riscaldando per colpa dell'attività umana, con l'emissione di gas serra derivante dalla combustione di fonti fossili, agro-zootecnia intensiva, deforestazione;

            2) riscontri scientifici: tantissime ricerche e studi scientifici forniscono prove del cambiamento climatico, tra cui l'aumento delle temperature medie globali nell’ultimo secolo e mezzo (una vera impennata), il livello medio dei mari in aumento a causa della fusione delle calotte polari, l'acidificazione degli oceani a causa della maggiore quantità di anidride carbonica che si discioglie in acqua, e cambiamenti nei modelli dinamici dell’atmosfera e delle correnti marine a livello globale;

            3) rilevazione degli impatti: inasprimento dei fenomeni atmosferici, con eventi meteorologici estremi, prolungati periodi di siccità, temperature medie aumentate e cambiamenti nella struttura degli ecosistemi con l’invasione di specie aliene (ovvero quelle specie che nell’ultimo secolo si stanno spostando dalle regioni tropicali verso i nostri mari, trovandoli “confortevoli”; tra queste conosciamo già le alghe killer, i granchi blu e le zanzare tigre ad esempio), fino ad avere impatti sulla produzione alimentare.

            Se noi tutti cominciassimo a credere fermamente e nel profondo di noi stessi che il clima sta cambiando, che il riscaldamento globale è un grave problema di esistenza stessa per la nostra (e milioni di altre) specie su questo pianeta, soprattutto per colpe e responsabilità nostre, allora la storia diventa diversa. Se noi siamo il problema, allora sempre noi lo possiamo risolvere, ma come?

 

Facile a dirsi, ma difficile da realizzare: dobbiamo innanzi tutto cambiare noi stessi, compiere un piccolo atto rivoluzionario nella nostra mente, e di conseguenza iniziare a cambiare integralmente il modello socio-economico attuale in uno più sostenibile e meno impattante per questo pianeta. È un atto necessario, indispensabile se abbiamo a cuore il destino di miliardi di persone in tutto il mondo e tra loro anche i nostri figli, nipoti e pronipoti, perché possano continuare a vivere quantomeno in modo dignitoso il loro futuro.

 

E non è nemmeno vero che dobbiamo rinunciare a chissà quante cose o come dice qualcuno che «dobbiamo tornare alla candela e al freddo».

Anzi: sarà sicuramente così se non faremo proprio niente invece!

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